Centro Sportivo “ Fun4Fit ” : 0331 - 620544 info@aikidobustoarsizio.it

L’Aikido appare a prima vista come un metodo altamente dinamico e dalle molteplici possibilità strategiche per difendersi efficacemente da un numero vastissimo di attacchi violenti; ottenuto da una sintesi intelligente ed accurata delle antiche arti del guerriero nipponico, l’aikido è definito come una delle arti marziali giapponesi più misteriose e complesse. L’aikido sintesi ed evoluzione di tecniche di Jujutsu e di Kenjutsu (La pratica della spada), trova la propria vita ed efficacia in una serie di movimenti basati sul principio della rotazione sferica. In tal modo l’aikidoka stabilizza il proprio baricentro, decentrando quello dell’avversario attirandolo nella propria orbita e sfruttando a proprio vantaggio l’energia prodotta dall’azione aggressiva fino a neutralizzarla.

La pratica dell’aikido del Maestro Kobayashi Hirokazu, allievo diretto del fondatore Ueshiba Morihei, si basa sull’utilizzo del corpo che va ben oltre il semplice controllo di quest’ultimo. Le Sue tecniche di aikido possono essere descritte come molto brevi, potenti e precise. I principi fondamentali dell’Aikido del Maestro Kobayashi sono i meguri (rotazioni dei polsi), il controllo del centro attraverso la ricerca infinita dell’equilibrio dinamico, spostandosi immediatamente dalla linea di attacco.

“L’aikido libera la testa, lavora sulla percezione nel suo insieme, ascolta sia il fisico che la mente. Anche le cadute, per esempio, quando si possiede una certa pratica, portano a un riequilibrio interiore, una specie di “massaggio interno”. Per questo la pratica porta a un benessere completo della persona”

Giampietro Savegnago (cit.)

Il Maestro Savegnago è nato il 1° Novembre 1953 ed ha iniziato a praticare Aikido nel 1972. Ha praticato molte altre attivita sportive tra le quali la boxe e il kendo. Nel 1974 inizia ad insegnare presso il judo club “Marzotto” di Valdagno. Dal 1976 è allievo del M° Hirokazu Kobayashi, partecipando ogni anno a quasi tutti i suoi stage in Europa. Nel 1980 è inviato in Giappone per la prima volta, succesivamente vi si recherà per una decine di volte partecipando hai vari stage. Attualmente dirigeva stage in Germania, in Polonia ed in Ungheria ed inoltre dal 1982 era consulente tecnico per la Polonia. In Italia è stato il capo scuola dell ‘Associazione Italiana Aikido, con piu di mille praticanti. Nel maggio del 2000, un incidente stradale lo aveva privato della gamba sinistra, dal ginocchio in giù. Una circostanza che avrebbe messo a dura prova chiunque, ma che non ha impedito al Maestro Savegnago di continuare a frequentare il tatami, e ad insegnare Aikido con immutato spirito. Grazie alla sua guida l’A.I.A ora è diventata Associazione Internazionale Aikido, citata oggi a livello internazionale, con il suo grande sorriso ci ha lasciati il 3 marzo 2013.

“Lavorare a mani nude rappresenta la libertà di muoversi, mentre le tecniche di jo, che sincronizza il movimento delle due mani, studiano la relazione fra mani e piedi per trovare la distanza di sicurezza con il compagno; lo studio del bokken è invece la massima espressione del giusto tempo d’entrata e di controllo. L’Aikido porta a “sentire” la persona con la quale si pratica non solo in senso fisico, ma soprattutto a livello mentale. La padronanza di questo principio costituisce l’espressione più alta dell’Arte e, attraverso la percezione, non guarda e non “mette in guardia”.

Quest’arte non è una ricerca della propria bravura per sfoggiarla agli altri, ma è ricerca del proprio io che porta alla creatività per trasmetterla.

Se praticate l’Aikido non aspettatevi mai il grazie, ma imparate a dirvelo. Questa è la strada dell’armonia interiore e solo questa può essere trasmessa perché libera da ogni costrizione e senza amarezze. Quando soffrite per crescere fatelo in silenzio, senza coinvolgere chi vi sta attorno: “Fa più rumore infatti un piccolo albero che cade, che mille alberi che crescono”. Tale filosofia non si applica solo nella pratica dell’Aikido, ma deve essere estesa anche alla vita quotidiana.”

Giampietro Savegnago (cit.)